Thang-ka di Tsongkhapa e Lignaggio Gelug
- Denominazione
- Thang-ka di Tsongkhapa e Lignaggio Gelug
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- Immagine portatile o da altare
- Nome locale
- ཐང་ཀ་ thang ka
- Datazione
- sec XIX
- Area Geografica
- Mongolia
- Materiali e Tecnica
- Stampa xilografica (matrice in legno) a inchiostro nero su tela di cotone fine gialla; montatura in cotone marrone chiaro
- Dimensioni
- cm 58 x 49
- N. Inventario
- FSP/AEt/CRB/CPA/2295
NOTE
Thangka tessile (icona buddhista appesa) con pannello centrale stampato con la tecnica della xilografia a inchiostro nero da matrici di legno; montatura in cotone marrone chiaro solo lungo i lati. Cuciture visibili, giunte regolari.
L’opera è una complessa ‘mappa spirituale’ della scuola Gelugpa, i “Berretti Gialli”, che divenne la fede dominante in Mongolia. La figura centrale rappresenta Je Tsongkhapa (1357-1419), con il caratteristico berretto giallo a punta. Siede in padmasana su un trono regale; le mani compiono il gesto dell’insegnamento (dharmachakra mudra) e reggono gli steli di due loti che sorreggono la spada della saggezza e il libro della conoscenza (attributi di Manjushri). Attorno alla figura centrale il lignaggio, Guru e Buddha: disposti simmetricamente decine di piccoli maestri, lama reincarnati e Buddha del passato e del futuro, fluttuanti tra nuvole stilizzate; una disposizione serve a legittimare l’autorità spirituale del praticante attraverso la catena ininterrotta dei maestri. Nel registro inferiore, al di sotto del trono, troviamo i Cinque Protettori (Dharmapala), tra cui si riconoscono Mahakala, Palden Lhamo e Vaishravana: sorvegliano l’integrità degli insegnamenti. Nella parte inferiore è presente un lungo testo in caratteri tibetani inciso direttamente sulla matrice lignea, contenente preghiere di invocazione e il mantra del lignaggio.
Questo thangka nasce da una matrice di legno intagliata a mano, inchiostrata e pressata sul tessuto: una tecnica di stampa stilografica chiamata Praz che permetteva la ‘moltiplicazione’ delle icone sacre, rendendole accessibili anche ai monasteri minori o ai devoti privati durante i pellegrinaggi. Il tessuto è di un giallo intenso (colore del Sole e della scuola Gelug: il contrasto netto con l’inchiostro nero denota una matrice ancora ben definita, tipica di una tiratura di buona qualità. Sono presenti evidenti macchie di umidità e gore che certificano l’autenticità dell’uso devozionale dell’oggetto nel tempo.
Questo esemplare xilografico è una testimonianza fondamentale della democratizzazione del sacro in Mongolia. La precisione millimetrica dell’intaglio, che riesce a rendere leggibili i nomi sopra ogni piccola figura, suggerisce una produzione proveniente da una delle grandi stamperie monastiche mongole (come quella del monastero di Erdene Zuu o di Urga).
BIBLIOGRAFIA
Ann Shaftel, “Notes on the Technique of Tibetan Thangkas”, in Artibus Asiae, Vol. 41, No. 1/2, pp. 115–136, Museum Rietberg Zürich / Harvard University, 1979
David Jackson e Janice Jackson, Tibetan Thangka Painting: Methods and Materials, Shambhala Publications, Boulder 2012 (1984)
Neelam Agrawal Srivastava, “Buddha and Buddhism as the Subject Matter in Thangka Paintings”, in International Journal of Multidisciplinary Educational Research (IJMER), Vol. 7, Issue 2(4), pp. 204–218