Maitreya in trono (Buddha del Futuro)
- Denominazione
- Maitreya in trono (Buddha del Futuro)
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- Scultura Lignea Devozionale
- Datazione
- sec XIX
- Area Geografica
- Mongolia
- Materiali e Tecnica
- Legno intagliato; policromia a pigmenti naturali con doratura; inserti di tela trattata sul trono; tracce di gesso preparatorio (gesso sottile/levkas tipico delle produzioni tibeto-mongole)
- Dimensioni
- cm cm 19 × 9 × 5.8
- N. Inventario
- FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2256
NOTE
La piccola scultura rappresenta una delle figure più amate e celebrate del pantheon buddhista mongolo: Maitreya (in mongolo Maidari), il “Buddha del Futuro”. L’oggetto è scientificamente interessante per la sua natura “composita”, che unisce l’intaglio ligneo all’inserto tessile, riflettendo un aspetto dell’estetica devozionale mongola del XIX secolo.
Maitreya è raffigurato seduto su un alto trono con le gambe che scendono parallelamente (la cosiddetta “posizione europea” o Bhadrasana): questa posa indica la sua prontezza ad alzarsi dal trono nel cielo Tushita per discendere sulla terra e riportare il Dharma quando l’umanità ne avrà più bisogno. Le mani sono portate al petto nel Dharmachakra Mudra (il gesto di mettere in moto la “Ruota della Legge”), a simboleggiare l’insegnamento che impartirà nel futuro. La figura è riccamente adornata con una corona a cinque punte e gioielli, tipici del suo aspetto come Bodhisattva prima della completa illuminazione; l’elemento di maggiore distinzione sono gli inserti di stoffa che rivestono lo schienale o l’aureola (Prabhamandala); ‘uso di tessuti, spesso frammenti di abiti cerimoniali o offerte votive, serve a creare un contrasto materico con la doratura del legno, conferendo all’oggetto una declinazione che lo avvicina alla dimensione umana.
In Mongolia, il culto di Maitreya ha avuto un’importanza politica e sociale immensa, culminando nelle grandi processioni annuali del Maidari Ergekh. Una statua di queste dimensioni (19 cm) era probabilmente il cuore di un altare domestico.
L’opera si presenta in buone condizioni. La doratura a foglia mostra una patina affascinante, con zone di usura che rivelano la preparazione sottostante, segno di un’autentica devozione “al tatto”. Il tessuto conserva parte della lucentezza originale, nonostante la naturale ossidazione dovuta al tempo. La struttura del trono è solida e l’intaglio della corona rimane nitido.
BIBLIOGRAFIA
Jacques Kouzmine, Les Arts Populaires de Mongolie, Éditions Findakly, Paris 1979
AA. VV., Mongolyn Ardiin Urlag, Ulaanbaatar Fine Arts Museum / State Publishing, Ulaanbaatar 1982
Françoise Pommaret, Buddhist Art of Mongolia, Éditions du Patrimoine, Paris 2003