Scheda Tecnica

Buddha Shakyamuni (Vittoria su Maravijaya)

Mongolia
fine sec XVIII
Denominazione
Buddha Shakyamuni (Vittoria su Maravijaya)
Autore
Ignoto
Tipologia
Scultura Bronzea Devozionale
Datazione
fine sec XVIII
Area Geografica
Mongolia
Materiali e Tecnica
Bronzo fuso; tracce di doratura originale e patina scura
Dimensioni
h cm 18 (esclusa la base lignea moderna)
N. Inventario
FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2262

NOTE
Sebbene la provenienza sia indicata come Mongolia, lopera presenta caratteristiche stilistiche che suggeriscono unorigine o una forte influenza dellarea del Sud-est asiatico (in particolare lo stile Thai del periodo Ayutthaya o Rattanakosin). In un contesto di collezionismo, non è raro trovare pezzi di questo tipo in Mongolia, portati attraverso le antiche rotte commerciali o come doni diplomatici tra monasteri.
Il Buddha è raffigurato nel momento culminante della sua illuminazione. La mano destra scende oltre il ginocchio toccando il suolo, chiamando la Terra a testimone della sua vittoria contro le tentazioni del demone Maravijaya (o Mara). La mano sinistra è posata in grembo nel gesto della meditazione (Dhyana Mudra). Sulla sommità del capo, la protuberanza cranica termina con una fiamma alta e appuntita (Ushnisha): questo è un tratto distintivo dellarte siamese, molto diverso dallUshnisha a pomello o ingioiellato tipico dello stile mongolo di Zanabazar. Il Buddha siede su un trono a più livelli con profili curvilinei e “ali” laterali: la forma concava del fronte del trono è tipica dei modelli del tardo periodo Ayutthaya. Il volto presenta occhi quasi chiusi e un sorriso sereno, con orecchie molto allungate che toccano quasi le spalle, simboleggiando la sua precedente vita regale e la capacità di ascolto universale.
Lopera mostra i segni di un lungo culto. La doratura a foglia originale è quasi interamente scomparsa, lasciando visibile una patina bronzea scura con alcune ossidazioni verdastre, tipiche di un metallo esposto allaria o conservato in ambienti dove venivano bruciati incensi. La superficie leggermente granulosa suggerisce una tecnica di fusione a “cera persa” di tipo artigianale, con una finitura manuale dei dettagli del volto e dei riccioli dei capelli.
Sebbene lo stile sia nettamente del Sud-est asiatico, il fatto che sia stato reperito in Mongolia lo rende un documento affascinante degli scambi inter-buddhisti in Asia.


BIBLIOGRAFIA
AA. VV., Mongolyn Ardiin Urlag, Ulaanbaatar Fine Arts Museum / State Publishing, Ulaanbaatar 1982
Françoise Pommaret, Buddhist Art of Mongolia, Éditions du Patrimoine, Paris 2003
Tsultemin Uranchimeg, A Monastery on the Move: Art and Politics in Later Buddhist Mongolia, University of Hawaii Press, Honolulu 2020

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