GAU (Reliquiario portatile a finestra)
- Denominazione
- GAU (Reliquiario portatile a finestra)
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- n.d.
- Datazione
- sec XIX
- Area Geografica
- Mongolia
- Materiali e Tecnica
- Argento (frontale), bronzo (struttura), reliquia interna in pietra
- Dimensioni
- cm 17.5 x 15 x 6
- N. Inventario
- FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2258
NOTE
Si tratta di una preziosa scatola-reliquiario portatile che fungeva da altare da viaggio per i praticanti del Buddhismo Vajrayana nel XIX secolo.
La facciata in argento è un trionfo di repoussé e cesello che racchiude l’intera cosmologia protettiva mongola. L’apertura lobata è destinata a mostrare una piccola immagine sacra protetta dal vetro. In basso al centro troneggia il volto di un demone guardiano che divora nuvole, posto a protezione del varco sacro per impedire l’ingresso a influenze negative; è Kirtimukha (Il Volto della Gloria). Attorno alla finestra sono distribuiti simmetricamente gli Otto Simboli di Buon Auspicio (Ashtamangala). In alto, il Parasole (protezione) e i Pesci d’Oro (libertà spirituale). Al centro, il Vaso del Tesoro e il Fiore di Loto (purezza). In basso, la Conchiglia (il suono del Dharma), il Nodo Infinito (interdipendenza) e la Ruota del Dharma.
La profondità del rilievo indica una mano magistrale; i motivi vegetali e le volute che collegano i vari simboli creano una rete energetica che “lega” spiritualmente il contenuto sacro. Gli anelli laterali (visibili a destra e sinistra) servivano a far passare una tracolla in cuoio o seta. La Gau veniva indossata dai nobili o dai monaci durante i lunghi spostamenti a cavallo, permettendo di avere sempre con sé la presenza divina e la protezione dei Tre Gioielli. Le dimensioni generose attestano che non si tratta di un semplice medaglione, ma di un vero contenitore in cui venivano riposti testi sacri miniati, pillole medicinali e amuleti protettivi.
La figura all’interno della Gau rappresenta l’entità protettrice a cui l’oggetto è consacrato, incisa su una piccola placca in pietra scura (probabilmente steatite o scisto). La silhouette suggerisce una divinità seduta in posizione meditativa (Vajraparyanka). La forma della testa e la struttura del corpo sembrano indicare un Buddha o, più probabilmente data la provenienza mongola, un Alto Lama o un Protettore (Dharmapala) in forma pacifica. Alla base della finestrella si notano delle barre verticali in argento che fungono da “cancello” simbolico, la soglia tra il mondo profano e lo spazio sacro dove risiede la divinità.
BIBLIOGRAFIA
Nyam-Osoryn Tsultem, Mongolian Arts and Crafts, State Publishing House, Ulaanbaatar 1987
Patricia Berger, Terese Tse Bartholomew, Mongolia: The Legacy of Chinggis Khan, Asian Art Museum of San Francisco, 1995
Robert Beer, The Encyclopedia of Tibetan Symbols and Motifs, Shambhala Publications, Boston 1999