TULLIO CRALI

Tullio Crali (Igalo 6 dicembre 1910 – Milano 5 agosto 2000) è stato uno degli interpreti più originali e longevi del Futurismo italiano, protagonista assoluto dell’Aeropittura. Trasferitosi giovanissimo a Gorizia, aderisce al Futurismo nel 1929 e diventa rapidamente una figura di punta del movimento grazie a una pittura dinamica, acrobatica, vertiginosa, capace di restituire l’emozione del volo, della velocità e della modernità tecnica.
Crali porta l’aeropittura oltre la retorica futurista: nei suoi celebri “visioni dall’alto”, “tuffi dell’aviatore”, “cabine di pilotaggio”, il volo diventa un nuovo modo di percepire il mondo. Le prospettive ardite – eliche, ali, fusoliere viste dall’interno – aprono a una rivoluzione visiva che influenzerà anche gli sviluppi del linguaggio aerospaziale e dell’immaginario modernista del dopoguerra.
Nel 1939 espone alla Quadriennale di Roma, affermandosi come uno dei rari artisti capaci di mantenere una voce personale anche all’interno dell’estetica ufficiale. Dopo la guerra continua una ricerca instancabile: sperimenta l’“aeroplastica”, le sculture dinamiche, le “Sassintesi”, composizioni di pietre levigate trasformate in costrutti poetici, e prosegue a dipingere fino all’ultimo, incarnando una fedeltà al Futurismo che nessun altro artista della sua generazione ha mantenuto con pari coerenza.
Crali è oggi considerato l’ultimo grande futurista “puro”, un innovatore che ha dato alla modernità una delle sue immagini più iconiche: la vertigine del cielo come nuova frontiera dello sguardo.

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