GILLO DORFLES

Gillo Dorfles (Trieste 12 aprile 1910 – Milano 2 marzo 2018) è stato una delle figure più originali dell’arte italiana del Novecento, non solo come teorico ma anche – e spesso ingiustamente in secondo piano – come pittore raffinato e sperimentale.
La sua produzione artistica inizia negli anni Trenta con opere che dialogano con l’astrazione europea e con il clima mitteleuropeo della Trieste della sua formazione, ma trova una precisa fisionomia negli anni Cinquanta quando, a Milano, è tra i fondatori del movimento “MAC – Movimento Arte Concreta”.
Il suo lavoro pittorico si distingue per una ricerca sul segno, la linearità e la vibrazione cromatica, spesso associata a forme biomorfe e a una gestualità controllata che anticipa alcune soluzioni dell’arte programmata. Dorfles predilige tecniche leggere, dall’acquerello al guazzo, modulate in composizioni in cui il colore si organizza come scrittura, ritmo, processo mentale. Le sue tele, lontane dal formalismo puro, manifestano una tensione ironica e sottile che riflette la sua sensibilità critica: strutture organiche, figure astratte, presenze totemiche che sembrano emergere da un immaginario personale sospeso tra mondo naturale e psichico.
Negli anni Sessanta e Settanta la sua pittura si fa più libera, talvolta quasi automatica, con grafismi nervosi e campiture animate da un cromatismo febbrile. Pur esponendo con continuità, Dorfles mantiene un’indipendenza assoluta rispetto alle mode, portando avanti una produzione coerente fino all’età avanzatissima.
Numerose retrospettive — dal PAC di Milano al MART di Rovereto — hanno valorizzato il suo contributo pittorico, oggi riconosciuto come parte integrante della sua identità di intellettuale e artista totale.

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