Fondo Carlo Belli
Carlo Belli (Rovereto 6 dicembre 1903 – Roma 16 marzo 1991)
CRONACA DI UNA MENTE ASTRATTA
L’Apostolo dell’Invisibile
Se il Futurismo era stato il ruggito del motore, Carlo Belli fu il silenzio matematico che ne seguì. Nato a Rovereto in un clima di frontiera intellettuale, Belli non è stato solo un critico, ma un vero e proprio “regista” delle avanguardie. È colui che ha preso l’arte italiana per le spalle, scrollandola dal peso del figurativo e della polvere accademica per spingerla nel freddo (ma lucidissimo) regno dell’astrazione.
Le Origini e la Formazione (1903-1925)
Nascita Carlo Belli nasce a Rovereto il 6 dicembre 1903. All’epoca la città è ancora parte dell’Impero Austro-Ungarico, un dettaglio non trascurabile che conferirà a Belli quella “forma mentis” mitteleuropea, fatta di ordine e rigore intellettuale.
Famiglia È figlio di Arturo Belli e Luigia Fait, sorella dello scultore Carlo Fait e zia di Fausto e Renata Melotti. La musica entra prepotentemente nella sua vita fin dall’infanzia: il padre lo avvia agli studi pianistici, che Belli perfezionerà al Conservatorio di Parma. Questa educazione all’armonia e al contrappunto sarà la chiave di volta di tutta la sua futura estetica pittorica.
Contesto Roveretano Cresce in una città che è un laboratorio d’avanguardia. È cugino di Fausto Melotti e amico stretto di Fortunato Depero. Sebbene affascinato dal dinamismo futurista, Belli comincia presto a cercare una via più “mentale” e meno rumorosa all’arte.
Le Radici: L’Asse Rovereto-Milano
Belli cresce respirando l’aria elettrica della Rovereto di primo Novecento, quella di Fortunato Depero e di suo cugino Fausto Melotti. Ma è il trasferimento a Milano a cambiare tutto.
Diventa il fulcro della Galleria del Milione in via Brera per una “resistenza estetica” contro il ritorno all’ordine del regime fascista.
Mentre Depero cercava il dinamismo nella forma, Belli cercava la forma nel numero e nell’armonia musicale. Per lui l’arte non doveva “rappresentare”, doveva “essere”.
Il Giornalismo e l’Incontro con l’Astrazione (1926-1934)
L’approdo a Roma e Milano Dopo brevi studi di Giurisprudenza a Roma, si dedica anima e corpo al giornalismo. Scrive per Il Brennero e successivamente per Il Popolo di Roma.
Il Gruppo del Milione Nei primi anni ‘30 si stabilisce a Milano. Qui diventa il teorico di punta della Galleria del Milione. Insieme a Gino Ghiringhelli, Mauro Reggiani, Luigi Veronesi e il cugino Melotti, dà vita al primo vero nucleo dell’astrattismo italiano, in aperta polemica con il “Novecento” sarfattiano e il ritorno al figurativo.
Il Dialogo Internazionale Belli è l’unico critico italiano capace di dialogare alla pari con i giganti europei. Corrisponde con Vassily Kandinsky, Jean Arp e Léonce Rosenberg, portando l’Italia al centro del dibattito internazionale sul superamento della realtà fenomenica.
1935: La Bibbia dell’Astrazione
Non si può capire Belli senza il suo saggio fondamentale, Kn, pubblicato nel 1935: «L’arte non è più lo specchio della natura, ma una nuova natura che si aggiunge alla precedente.»
Questo libro fu definito da Vassily Kandinsky come «la Bibbia dell’arte astratta». In un’Italia che voleva dipingere contadini e battaglie, Belli scrive un manuale di ribellione geometrica. «Kn» è l’incognita algebrica: rappresenta l’arte che si libera dal soggetto per diventare puro spirito e pura forma.
L’Apice Teorico. L’era di “Kn” (1935-1945)
La Pubblicazione Nel 1935 pubblica per le Edizioni del Milione il saggio Kn. Il titolo richiama una formula algebrica, l’incognita di un’arte che rifiuta il “mondo visibile” per farsi “mondo possibile”.
La Tesi Belli sostiene che l’arte debba essere “musica per gli occhi”, regolata da rapporti numerici e ritmi spaziali. Il libro diventa istantaneamente il manifesto dell’astrazione italiana, lodato da Kandinsky come “il miglior libro sull’arte moderna mai scritto”.
Gli Anni della Guerra Durante il conflitto, Belli mantiene una posizione di distacco intellettuale. Continua a scrivere, ma il clima politico e bellico soffoca le aspirazioni dell’astrattenza. Si rifugia in una riflessione più intima che lo porterà, nel dopoguerra, verso nuovi lidi.
L’Anima Polifonica
Belli è stato un intellettuale totale, difficilmente inscatolabile.
Era critico musicale. La sua formazione musicale è la chiave di tutto. Per lui un quadro astratto deve funzionare come una fuga di Bach: non ha bisogno di un “racconto”, ma di una coerenza interna di ritmi e contrappunti.
Era innamorato della Magna Graecia. Nel dopoguerra, Belli si dedica con passione quasi religiosa all’archeologia del Sud Italia. Fondò il Convegno di Studi sulla Magna Grecia a Taranto. Poteva sembrare un ritorno al passato, ma per lui era la ricerca della stessa “purezza classica” che trovava nei quadri bianchi di Fontana o nelle sculture filiformi di Melotti.
Il Dopoguerra. Tra Archeologia e Magna Graecia (1946-1980)
La Svolta Mediterranea Nel dopoguerra Belli sorprende molti tornando a guardare all’antico. Ma non è un tradimento dell’astrazione: per lui, la perfezione di un tempio dorico e la purezza di un quadro di Mondrian sono la stessa cosa.
Il Convegno di Taranto Nel 1961 fonda il Convegno di Studi sulla Magna Grecia a Taranto, di cui sarà anima e presidente per decenni. Trasforma la città pugliese nel centro mondiale degli studi sull’antichità classica, vedendo nelle radici elleniche l’origine della “purezza della forma” che aveva cercato in gioventù.
Attività Critica Continua a collaborare con le maggiori testate italiane (Il Tempo, La Stampa) e a curare mostre che ripercorrono la storia dell’astrattismo, difendendo sempre il primato dell’intelligenza sulla narrazione.
Il Rigore e l’Eleganza
Belli è il teorico della “scelta rigorosa”. In un mondo di immagini ridondanti, lui predicava la sottrazione. Diceva spesso che l’artista astratto è come un matematico che non ha bisogno di vedere tre mele per capire il numero «3». Poi recupera le radici classiche come forma di “nuovo umanesimo”.
Era un uomo di un’eleganza intellettuale rara, capace di parlare di un tempio dorico e di un collage di Balla con la stessa precisione millimetrica.
Gli Ultimi Anni (1981-1991)
Il Ritorno Ideale a Rovereto Negli anni ‘80 Belli avverte l’esigenza di sistematizzare la sua immensa eredità. Nonostante viva a Roma, mantiene un legame viscerale con la sua terra d’origine.
Morte Si spegne a Roma il 16 marzo 1991, all’età di 87 anni.
L’Eredità Documentaria
La Struttura dei Fondi L’archivio di Carlo Belli, conservato per decenni nella villa romana del Casaletto e microfilmato integralmente dal Getty Center di Los Angeles nel 1987, è oggi un patrimonio suddiviso in tre nuclei complementari che compongono l’Archivio Digitale Carlo Belli
FSP Fondazione Sergio Poggianella (deposito a lungo termine presso la FMCR)
FMCR Fondazione Museo Civico di Rovereto
MART Archivio del ‘900