Fondo Virgilio Marchi
Virgilio Marchi (Livorno 21 gennaio 1895 – Roma 30 aprile 1960)
CRONACA DI UNO SPIRITO DINAMICO
Il Visionario della Linea Lirica
Se il Futurismo di Sant’Elia era stato il sogno di una metropoli d’acciaio e cemento, Virgilio Marchi fu la mano che piegò quelle linee rigide per infondervi ritmo e poesia.
Marchi non fu solo un architetto, ma un “coreografo della materia”. È colui che ha preso lo spazio scenico italiano e lo ha liberato dalla bidimensionalità del fondale, trasformando il mattone in un’emozione plastica, vibrante e perennemente in movimento.
Le Origini e la Formazione (1895-1919)
Nascita Virgilio Marchi nasce a Livorno il 21 gennaio 1895. Cresce in una Toscana che, pur legata alla tradizione, inizia a sentire i fremiti delle avanguardie che salgono da Firenze.
Famiglia e Primi Studi Dimostra precocemente un talento per il disegno tecnico e l’ornato. Si diploma all’Istituto Tecnico di Livorno e all’Accademia di Belle Arti di Lucca. È qui che inizia a maturare l’idea che l’edificio non sia un guscio statico, ma un organismo vivente.
Contesto Bellico La Grande Guerra interrompe i suoi primi passi professionali, ma il fronte diventa paradossalmente un luogo di riflessione sulle geometrie della distruzione e sulla necessità di ricostruire un mondo nuovo, più veloce e coraggioso.
Le Radici: L’Asse Livorno-Roma
Marchi respira l’aria ribelle di Livorno, ma è l’incontro con Filippo Tommaso Marinetti a Roma a segnare la svolta definitiva. Si stabilisce nella Capitale e diventa una figura chiave del Secondo Futurismo. A differenza dei milanesi, Marchi porta un tocco di “barocco futurista”, dove la linea retta cede il passo alla curva ellittica.
Qui approda alla Casa d’Arte Bragaglia: il legame di amicia e di intesa professionale tra Virgilio Marchi e Anton Giulio Bragaglia sarà profondissimo. Ed è qui, attraverso l’incontro con Luigi Pirandello, che avviene il passaggio di Marchi dalla teoria futurista pura a una pratica scenografica e architettonica “lirica”, capace di dialogare con la complessità psicologica del teatro pirandelliano.
Dal Futurismo all’Architettura Lirica (1920-1930)
Il Manifesto Nel 1920 pubblica il “Manifesto dell’Architettura Futurista – Dinamismo plastico”, che riprende e amplia l’eredità di Sant’Elia. Per Marchi, l’architettura deve essere “lirica”, ovvero capace di trasmettere uno stato d’animo attraverso la forma.
La Casa d’Arte Bragaglia e il Teatro degli Indipendenti Nel 1921 Anton Giulio Bragaglia incarica Virgilio Marchi di realizzare la nuova sede della sua Casa d’Arte con annesso teatro recuperando le antiche terme attribuite a Settimio Severo in via degli Avignonesi a Roma.Il “Teatro degli Indipendenti” è un capolavoro di scavo e reinvenzione: trasforma un sotterraneo romano in un antro d’avanguardia dove la luce e le pareti curve sfidano ogni logica accademica.
Luigi Pirandello e il Teatro Odescalchi L’incontro tra Marchi e Pirandello avviene nel ‘sotterraneo’ e fecondo del “Teatro degli Indipendenti”, dove il 21 febbraio 1923 debutta “L’uomo dal fiore in bocca” (l’atto unico più breve di Pirandello, scritto nel 1922 su esplicita richiesta di Bragaglia, che desiderava un testo per il suo nuovo spazio d’avanguardia). Affascinato dalle nuove possibilità espressive e spaziali cercate da Marchi, vide in lui l’architetto ideale per dare corpo alla sua visione di un teatro moderno e “non convenzionale”. Da qui la decisione di Pirandello di affidare a Marchi, nel 1924, la ristrutturazione delle scuderie di Palazzo Odescalchi per fondare il Teatro d’Arte di Roma: una nuova architettura per il rinnovamento della drammaturgia italiana.
Il Teatro, tra Architetture e Scene Tra il 1925 e il 1930, lavora assiduamente per il Teatro sia come architetto, portando sempre un segno di modernità estrema in contesti storici(tra gli altri, il teatro di Fiuggi e il restauro del Teatro Goldoni a Livorno), sia in qualità di scenografo, creando alcuni dei suoi interventi più validi (per Pirandello alTeatro d’Arte e al Teatro Argentina, ed anche per il teatro dell’Opera).
Il Cinema In questo periodo Virgilio Marchi fa il suo primo incontro con il cinema: nel 1927 la Popolo Film gli commissiona 6 bozzetti
scenografici con rappresentazioni di scorci di una grande città per “Pamela divorziata” di Pietro Solari; ma il progetto rimase sulla carta.
1924: L’Architettura del Futuro
Non si può capire Marchi senza il suo testo teorico fondamentale “Architettura Futurista”, pubblicato nel 1924: «L’architettura non è più l’arte del costruire, ma l’arte di organizzare le masse in movimento nello spazio.»
Questo libro è il manuale per un mondo che non vuole più stare fermo. Mentre l’Italia scivola verso il monumentalismo di regime, Marchi propone città che sembrano cristalli pronti a esplodere o navi che solcano la terra. La sua “incognita” è la forza centrifuga.
L’Apice Creativo. Lo Spazio Scenico (1930-1945))
Il Dialogo con la Macchina Pur celebrando la modernità, Marchi non è uno schiavo della tecnica. Corrisponde con i maggiori esponenti dell’avanguardia europea, ma rivendica una specificità italiana fatta di “genio plastico” e plasticità mediterranea.
La Scenografia come Architettura Totale In questo periodo Marchi comprende che il cinema, come già il teatro, è il vero laboratorio dell’architettura moderna. Non potendo costruire città intere, ne costruisce le anime sul set, dove lo spazio è finalmente libero dai vincoli della gravità.
Il debutto “vero” al Cinema Nel 1935 debutta nel mondo della scenografia del Cinema italiano, collaborando con grandi maestri come Mario Bonnard, Enrico Guazzoni, Alessandro Blasetti e Roberto Rossellini.
_Il Visionario del Cinema
Considerato uno dei padri della scenografia cinematografica italiana, per lui, l’occhio della macchina da presa era lo strumento definitivo per esplorare la profondità dinamica che teorizzava da giovane. Lunga e prolifera la sua carriera di sperimentazione e adattamento dei caratteri scenografici teatrali alla recente arte, su circa sessanta film.
Questa proficua esperienza costituirà, per oltre vent’anni, le fondamenta della sua attività di insegnante: Marchi ha educato generazioni di scenografi a non limitarsi ad arredare una stanza, ma a “costruirne l’atmosfera”.
Il Dopoguerra. Tra Cinema e Insegnamento (1946-1960)
I Capolavori del Cinema Firma le ricostruzioni ambientali e i costumi per i maggiori autori, tra cui i neorealisti Roberto Rossellini (“Europa51” e “Francesco giullare di Dio”), Vittorio De Sica (“Stazione Termini” e Umberto D“) e Pietro Germi (”La Presidentessa“).
L’Attività Critica: Non smette mai di scrivere e teorizzare: numerosi i suoi interventi critici su, tra gli altri. ”La Gazzetta del Popolo“, ”La Nazione“, ”Il Secolo“ e ”La fiera letteraria". Difende la libertà creativa contro ogni burocratizzazione dell’arte, mantenendo fino alla fine lo spirito polemico e vitale del primo futurismo.
L’Insegnamento Nell’ultimo ventennio della sua vita, gli onori alla sua longeva professione di urbanista, architetto e scenografo e costumista, si concretizzano nell’elezione a ruoli di primo piano nell’insegnamento: direttore dell’Istituto d’Arte di Siena, docente alla Reale Accademia Nazionale d’Arte Drammatica e all’Istituto d’Arte di Venezia; dal 1951 fino al sopraggiungere della sua morte, insegna Scenografia al Centro Sperimentale di cinematografia a Roma.
Il teorico della "linea che canta
In un’epoca di razionalismo ortodosso e facciate piatte, Virgilio Marchi predicava il volume convesso. Diceva spesso che l’architetto è come un musico che non dispone di note, ma di volumi d’ombra e di luce. Ha saputo recuperare la classicità non come copia del passato, ma come “spirito costruttivo” perenne.
Gli Ultimi Anni (1960)
Morte Si spegne a Roma il 30 aprile 1960, all’età di 65 anni.
L’Eredità Documentaria
La Struttura dei Fondi Fondi Virgilio Marchi si trovano presso:
FSP Fondazione Sergio Poggianella
MBA Museo Biblioteca dell’Attore | Genova
GNAM Galleria Nazionale di Arte Moderna | Roma
GAM Galleria d’Arte Moderna | Roma
ACS Archivio Centrale dello Stato | Roma
Fondazione CSC Centro Sperimentale di Cinematografia | Roma