Thang-ka di Sita Mahakala
- Denominazione
- Thang-ka di Sita Mahakala
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- Immagine portatile o da altare
- Nome locale
- ཐང་ཀ་ thang ka
- Datazione
- sec XIX
- Cultura / Etnia
- Scuola di Urga (Stile Zanabazar)
- Area Geografica
- Mongolia
- Materiali e Tecnica
- Tempera minerale su tela di cotone; montatura in seta damascata color mattone con motivo a "greca" geometrica.
- Dimensioni
- cm 77 x 50.5
- N. Inventario
- FSP/AEt/CRB/CPA/2288
NOTE
Thangka tessile (icona buddhista appesa) con pannello centrale dipinto e cucito su montatura in damasco di seta con motivo a ‘greca’ geometrica. Ampia sezione inferiore ‘a grembiule’, tipica delle montature rituali destinate a ricadere in avanti quando la thangka è appesa. Cuciture visibili, giunte regolari.
A differenza delle forme blu o nere più comuni, questa opera raffigura Mahakala Bianco (Gonpo Karpo), una forma di Mahakala legata alla prosperità, alla ricchezza spirituale e alla longevità: il corpo bianco latte, in piedi sopra due deità elefantine (Ganesha / Vinayaka), che qui simboleggiano il superamento degli ostacoli mondani. Possiede sei braccia. La mano principale destra regge il gioiello Chintamani davanti al petto, mentre la sinistra regge una coppa cranica contenente un vaso dell’abbondanza. Le altre mani sostengono una mannaia (kartika), un tridente (trishula), un tamburello (damaru) e un uncino. Indossa una ghirlanda di teschi e una pelle di tigre, ma i suoi gioielli sono particolarmente ricchi, a sottolineare la sua funzione di divinità della fortuna. Il volto è irato ma emana una luce benevola. La divinità emerge da un paesaggio notturno e misterioso, con montagne stilizzate in verde scuro e un cielo nero profondo. Le nuvole dorate e i fumi rituali creano un’atmosfera di apparizione soprannaturale.
Questo thangka è particolarmente interessante per la sua estetica minimalista ed elegante: il contrasto cromatico determinato dalla figura bianco-latte su fondo scuro (Nag-thang style background) è un espediente tecnico che serve a far ‘vibrare’ la divinità agli occhi del meditatore (in Mongolia, questa tecnica era utilizzata per enfatizzare la purezza della deità protettrice); il tessuto della montatura presenta una trama geometrica a ‘chiave greca’ o ‘labirinto", molto comune nelle sete di esportazione cinese destinate alla nobiltà mongola; il colore ruggine/mattone è tipico degli arredi templari dell’area di Urga; rispetto alle proporzioni, la figura è massiccia e potente, tipica della statuaria mongola in bronzo, con una muscolatura definita che conferisce un senso di stabilità e forza incrollabile.
Si tratta di un’opera di raffinata pittura devozionale, meno decorativa ma tecnicamente impeccabile nella resa anatomica.
BIBLIOGRAFIA
Ann Shaftel, “Notes on the Technique of Tibetan Thangkas”, in Artibus Asiae, Vol. 41, No. 1/2, pp. 115–136, Museum Rietberg Zürich / Harvard University, 1979
David Jackson e Janice Jackson, Tibetan Thangka Painting: Methods and Materials, Shambhala Publications, Boulder 2012 (1984)
Neelam Agrawal Srivastava, “Buddha and Buddhism as the Subject Matter in Thangka Paintings”, in International Journal of Multidisciplinary Educational Research (IJMER), Vol. 7, Issue 2(4), pp. 204–218