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Scheda Tecnica

Maschera rituale per danza Tsam dei Chitipati

Mongolia
fine sec XIX
Denominazione
Maschera rituale per danza Tsam dei Chitipati
Autore
Ignoto
Tipologia
Maschera rituale
Nome locale
Цитипатийн баг Tsitipatiin bag (mongolo)
Datazione
fine sec XIX
Area Geografica
Mongolia
Materiali e Tecnica
Cartapesta modellata (papier-mâché), gesso, pigmenti minerali e vegetali, nclusioni decorative in tessuto e nastri policromi in seta
Dimensioni
cm 55 x 45 x 39
N. Inventario
FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2138

NOTE
Maschera raffigurante un teschio antropomorfo con le seguenti caratterisriche: modellato volumetrico, orbite marcate, terzo occhio frontale (la saggezza nel tantra di cremazione), corona a cinque teschi (simbolo dei pañca-klesha trasmutati nella saggezza dei cinque Buddha), grandi orecchie laterali a forma di ventaglio (i śroṇa-patra dal potere uditivo soprannaturale) a cui sono collegati i khardag in seta, grandi zanne sporgenti.
Sebbene esistano diverse maschere ‘a teschio’ nel repertorio Vajrayāna (Mahākāla, Yamāntaka, Chitipati, Rakṣasa), questa combinazione di attributi è decisamente coerente con le maschere dei Chitipati (གཙིག་པ་ཏི་ gtsig pa ti), la celebre coppia di signori scheletrici dei campi di cremazione (Śmāśana ḍāka–ḍākinī): secondo la tradizione, furono due eremiti sorpresi da un brigante mentre meditavano in un cimitero; decapitati, continuarono a danzare in eterno come protettori. Per questa ragione i Chitipati sono considerati manifestazioni delle energie di Mahākāla e simboli dell’impermanenza.
La resa espressiva della maschera indica quindi chiaramente una destinazione performativa. Questo tipo di maschere viene utilizzato infatti nelle danze rituali monastiche (Cham in tibetano e Tsam in mongolo) come demoni protettori, incaricati di scacciare influssi maligni e simboleggiare il ciclo vita-morte. Le danze Cham o Tsam sono performate da lama-danzatori in occasione di festività religiose come il Tsagaan Sar o dei riti propiziatori di purificazione.
La cartapesta, modellata a strati e rifinita con gesso, consentiva una performance più agile, a differenza delle maschere lignee tibetane. Inoltre va sottolenato che, nella cultura mongola, le varianti delle maschere dei Chitipati assumono forme più teatrali rispetto al Tibet, con colori più vividi e una forte enfasi sulla monumentalità del cranio.


BIBLIOGRAFIA
Werner Forman, Jamba Rintschcen, Lamaistische Tanzmasken: Der Erlik-Tsam in der Mongolei, Koehler & Amelang, Lipsia 1967
Charles Farkas, Éva Szabó, Mongolian Tsam Masks, Museum of Ethnography, Budapest 1990
Gilles Béguin, Les Danses Masquées du Tibet, Éditions Findakly, Paris 1991
Richard J. Kohn, Lord of the Dance: The Mani Rimdu Festival in Tibet and Nepal, SUNY Press, Albany 2001

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