Testa di cavallo (terminale di recinto rituale)
- Denominazione
- Testa di cavallo (terminale di recinto rituale)
- Autore
- Ignoto
- Tipologia
- Scultura Bronzea Devozionale
- Datazione
- fine sec XIX
- Area Geografica
- Mongolia
- Materiali e Tecnica
- Bronzo dorato con tracce di policromia minerale; elementi in seta e legno
- Dimensioni
- cm 29 x 25 x 5
- N. Inventario
- FSP/2023/AEt/CRB/CPA/2130
NOTE
La figura equina sostiene sul dorso una mandorla fiammeggiante dorata che racchiude il “Gioiello che esaudisce i desideri” (Chintamani) rappresentato con pigmenti vivaci (rosso e verde) a indicare la natura radiante della saggezza buddhista capace di dissipare ogni povertà spirituale. Il cavallo è adornato con elementi che testimoniano un culto attivo: una mala (rosario buddhista) in grani di legno e uno zhadag (sciarpa cerimoniale in seta che, avvolti attorno al corpo dell’animale, indicano che la statua è stata ‘vestita’ dai fedeli come atto di devozione per attirare fortuna e protezione. La figura poggia su una base a doppio loto (visvapadma) cesellata con petali arrotondati e voluminosi tipici della scuola mongola influenzata dallo stile Zanabazar. La postura dell’animale, con una zampa anteriore sollevata in segno di cammino, comunica un senso di dinamismo e prontezza nell’azione spirituale.
Questa simbologia riporta al Lungta (tibetano) o Khimori (mongolo), il “Cavallo del Vento”: il vento è l’elemento che trasporta le preghiere e i voti, mentre il cavallo è il veicolo più rapido conosciuto dalle antiche culture nomadi. A livello meditativo, ‘alzare il Lungta’ significa armonizzare la propria energia interna: se la mente è disciplinata e il vento è calmo, il Lungta ‘corre’ e l’individuo sperimenta una vita prospera e protetta.
Il termine Lungta identifica anche le celebri bandiere di preghiera colorate, nel cui centro è stampata l’immagine del cavallo: quando il vento scuote il tessuto, si crede che il Lungta ‘galoppi’ nell’aria, liberando le benedizioni scritte sulla bandiera e portandole in tutto il mondo.
La scultura equina in bronzo dorato, con le sue offerte di seta e la mala avvolta sul corpo, è una sorta di versione ‘tridimensionale’ di questa pratica.
BIBLIOGRAFIA
AA. VV., Mongolyn Ardiin Urlag, Ulaanbaatar Fine Arts Museum / State Publishing, Ulaanbaatar 1982
Françoise Pommaret, Buddhist Art of Mongolia, Éditions du Patrimoine, Paris 2003
Tsultemin Uranchimeg, A Monastery on the Move: Art and Politics in Later Buddhist Mongolia, University of Hawaii Press, Honolulu 2020