Totem
Pino Pascali
Pino Pascali (Bari 19 ottobre 1935 – Roma 11 settembre 1968) cresce in un Sud che gli imprime il gusto per il gioco, l’inganno visivo e la fisicità della materia.
Trasferitosi a Roma, studia scenografia all’Accademia di Belle Arti e lavora come grafico e creative per la televisione, apprendendo una capacità narrativa e teatrale che diventerà centrale nella sua opera.
Nel 1965 entra nell’orbita dell’Arte Povera, pur mantenendo una voce assolutamente autonoma: le sue opere non sono semplici oggetti, ma finzioni, trappole, cortocircuiti fra natura e artificio. Con materiali poveri – corda, ferro, pelliccia sintetica, paglia, vernici industriali – costruisce animali finti, armi giocattolo, bacini d’acqua, terreni arati, come in un catalogo di meraviglie che svela l’ambiguità del vedere.
Opere come 1 metro cubo di terra, Botole, Bachi da setola o 32 mq di mare circa rivelano il suo talento nel trasformare lo spazio in un dispositivo percettivo: tutto sembra vero, ma niente lo è. Pascali porta nell’arte italiana una dimensione performativa e ludica che rovescia il mito della scultura tradizionale e prefigura una nuova relazione fra corpo, ambiente e oggetto.
Nel 1968, a soli 32 anni, muore a Roma in un incidente motociclistico, lasciando un corpus sorprendentemente compatto e innovativo. Nonostante la brevità della sua vita, la sua influenza è vasta: Pascali è oggi riconosciuto come uno dei protagonisti assoluti dell’arte italiana del secondo Novecento, capace di unire ironia, meraviglia e una lucidissima riflessione sul potere delle immagini.
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