Twins
Dimentica l’idea del Continente Nero legata solo a feticci polverosi e legni bruni. L’opera di Eloi Lokossou ci scaraventa in un’Africa vibrante, dove la tradizione millenaria dei ‘gemelli’ si veste di colori pop e forme smaltate. Questi Twins non sono semplici sculture; sono custodi di un’energia vitale che sembra scorrere sotto la superficie di un rosso quasi elettrico.
In Benin, da dove proviene Lokossou, il culto dei gemelli è sacro: sono considerati un unico spirito diviso in due corpi. L’artista trasforma questo concetto spirituale in un abbraccio fisico, plastico e indissolubile.
Le figure si arrampicano, si stringono a un corpo materno che è esso stesso protezione e terra, ricordando che nel mosaico delle culture, l’identità non è mai un fatto isolato, ma un incastro perfetto di legami e colori.
SCHEDA TECNICA
Autore: Eloi D. O. Lokossou (Benin, n. 1965)
Titolo: Twins (Gemelli)
Datazione: 1998
Tipologia: Scultura contemporanea
Materiali: Legno scolpito e dipinto (policromo); tessuto
Dimensioni: cm 62 × 38 × 33
Curatela di riferimento: Enrico Mascelloni
DESCRIZIONE
L’opera è una scultura lignea policroma che raffigura due figure infantili (i gemelli) aggrappate a un supporto centrale ovoidale, di un rosso-arancio intenso, che suggerisce una figura materna o una forza generatrice.
Domina il rosso-arancio saturo e lucido che ricopre le parti ‘carnali’ delle figure. I gemelli indossano vesti con motivi a vortice nei toni del blu, verde e viola, che richiamano le trame dei tessuti wax africani.
I volti sono caratterizzati da grandi occhi globulari definiti dal bianco e nero e da bocche serrate con labbra rimarcate: questi elementi sono distintivi della scultura Gèlèdè, l’antica tradizione dedita prevalentemente alla realizzazione di maschere rituali diffusa tra gli Yoruba della Nigeria e i Nago del Benin, che l’artista reinterpreta. Le capigliature sono rese con incisioni geometriche precise che imitano le trecce tradizionali (cornrows in stile koroba).
A differenza delle classiche sculture Ibeji o Hohovi, qui Lokossou imprime un movimento plastico: i gemelli sono ‘in azione’, colti nell’atto di scalare o proteggere il nucleo centrale.
CONTESTO e INTERPRETAZIONE
Lokossou si inserisce nel panorama della scultura contemporanea del Benin, fondendo la sapienza dell’intaglio tradizionale con un’estetica moderna e comunicativa.
Le maschere africane raffiguranti il ventre di una donna gravida (ventral mask), con o senza i ‘gemelli’, sono presenti, in Africa, presso i Nago del Benin e gli Yoruba della vicina Nigeria; oggetti analoghi nelle tradizioni della Guinea. Oltre alla finta pancia, il ballerino travestito indossa una maschera facciale femminile. Questa ricorrenza si celebra durante le festività annuali di Gélédé, uno dei cui obiettivi è celebrare la fertilità delle donne. Secondo questa tradizione, e nel caso specifico di questa scultura, il richiamo è al tema classico della Iyabeji (Madre di Gemelli): onora il potere procreativo femminile e la capacità della donna di mediare con il mondo degli spiriti per portare i gemelli – gli esseri sacri Hohovi– sulla terra.
Lokossou celebra questa tradizione sottraendola al rigore rituale per portarla in una dimensione artistica celebrativa.
Il colore rosso–arancio non è solo una scelta estetica; rappresenta il sangue, la vita, ma anche il pericolo e la forza divinizzante (legata alla divinità Hevioso o Shango).
Le vesti dipinte con minuzia testimoniano l’importanza del decoro tessile come segno di status e appartenenza sociale nella cultura dell’Africa occidentale.
Enrico Mascelloni descrive Eloi Lokossou, insieme al suo concittadino Dessou Amidou – entrambi nati e cresciuti nel contesto di botteghe di tradizione familiare dedite alla produzione di maschere Gèlèdè -, come «il maggiore e più originale innovatore della tradizione scultorea Gèlèdè, capace di rielaborare in chiave moderna le classiche maschere rituali del Benin».
Scrive Sarenco che, in Africa, è radicata «la visione dell’arte come puro e semplice mezzo di comunicazione tra gli uomini, un mezzo di affermazione individuale per uscire dalle discariche del degrado in cui il colonialismo ha costretto anche le menti più creative».
STORIA
- 2003 Acquisto da parte di Sergio Poggianella
- 2013 L’opera è conferita al Fondo di dotazione della FSP
ESPOSIZIONI
- 2003 Cotonou (Centro Culturale Francese), mostra “Eloi D.O. Lokossou”
- 2003 Suzzara (Ex Casa del Popolo), mostra “Anima e Corpo fra Tradizione e Cibernetica. 43° Premio Suzzara”
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
- Jean Hubert Martin et al., Magiciens de la terre, Editions du Centre Pompidou, Paris 1992
- Sergio Poggianella e Sarenco (a cura di), Icone d’Africa. Scultura Africana Contemporanea, Il Tucano Edizioni, Milano 2001
- Martina Corgnati, Nicolas Marras, Enrico Mascelloni (a cura di), Anima e Corpo fra Tradizione e Cibernetica. 43° Premio Suzzara, Edizione Premio Suzzara, Suzzara 2003 – cat. p. 55
- Gaëlle Beaujean-Baltzer, Artistes du Bénin: De l’art du palais aux plasticiens contemporains, Fondation Zinsou Edition, Cotonou 2009
- Guglielmo Lisanti, Enrico Mascelloni (a cura di), Eloi Lokossou, Akka Edizioni, Roma 2011