Giacomo Balla
Torino, 1871 – Roma, 1958

Piedigrotta

1913-1915

Immagina di trovarti in un teatro nel marzo del 1914: le luci si abbassano, latmosfera si satura di rosso, l’orchestra attacca un tempo spezzato al ritmo dei rintocchi di scetavaiasse e delle urla parolibere di Marinetti. E poi sul palco appare un personaggio che sembra vivo, ma non è umano. È una macchina: un corpo fatto di metallo, carta e colore, costruito da Giacomo Balla per raccontare la velocità del mondo moderno.

Quest’opera è il fossile vibrante di quel momento. Non è una semplice pittura: è un’architettura di materiali eterogenei dove la lamina metallica riflette la luce come un lampo improvviso e il collage di carte bianche taglia lo spazio come un urlo.

In questo Piedigrotta. Velocità di personaggio, Balla non ritrae un uomo, ma la sensazione pura del suo moto: un ‘pazzariello’ della tradizione napoletana che si dissolve nelle sue stesse traiettorie dinamiche, diventando puro ritmo, puro rumore, puro Futurismo.

SCHEDA TECNICA

Autore: Giacomo Balla (Torino, 1871 – Roma, 1958)
Titolo: Piedigrotta (Velocità di personaggio)
Sottotitolo darchivio: Costume Prete Grotto / Festival
Datazione: 1913-1915
Tecnica: Pennello ad olio, collage di carte bianche, inchiostro e matita su lamina metallica e su carta
Dimensioni: cm 48,8 × 32,6
Firma: Autografa in basso a destra, su due righe: BALLA / FUTURISTA
Provenienza deccellenza: Collezione Léonide Massine
Curatela di riferimento: Maurizio Fagiolo dellArco; Elena Gigli

ISCRIZIONI E CARTIGLI

Al verso, sul cartone telato di supporto:

  • cartiglio 47 / Balla / Costume Prete Grotto / Festival
  • etichetta Wadsworth Atheneum con scritta “Massine Collection” e “n. 47”
  • etichetta E.V. Thaw & Co., New York
  • etichetta Peggy Guggenheim Collection, Venezia
  • etichetta Fonte dAbisso Arte, Milano
  • etichetta Galleria dArte Cinquantasei, Bologna
    Al verso, sulla cornice:
  • etichetta Palazzo Salmatoris / Cherasco, con timbro Città di Cherasco
DESCRIZIONE

Piedigrotta (Velocità di personaggio) è un esempio magistrale di sinestesia futurista, dove il dato visivo si fonde con quello acustico.
Luso della lamina metallica è un esperimento davanguardia assoluto: serve a catturare le “luminosità fugaci” dellambiente, facendo sì che lopera cambi aspetto a seconda dellangolo di osservazione.
La figura è costruita attraverso le “linee andamentali” tipiche di Balla in quegli anni. Il bianco dei collage crea zone di vuoto pneumatico che contrastano con il fitto tratteggio a matita e inchiostro, mimando lo sdoppiamento dellimmagine tipico della cronofotografia. Le ruote dentate inserite nei piedi del personaggio rievocano le forme rumore della carta intelata “Forme rumore di motocicletta”, suggerendo il passaggio dall’analisi naturalistica del movimento all’elaborazione astratta di una meccanica visiva.
Sebbene astratto, il “personaggio” mantiene una verticalità che suggerisce una figura umana impegnata in una danza frenetica, una sorta di essere meccanico in movimento: un vero e proprio “uomo-orchestra” futurista.

CONTESTO e INTERPRETAZIONE

L’opera è un piccolo automa visivo, vibrante di ritmo, luce e frammentazione, concepito come studio di costume per la rappresentazione “Piedigrotta. Parole in libertà” di Francesco Cangiullo, portato in scena il 29 marzo del 1914 nel salone della Galleria futurista di Giuseppe Sprovieri, in Via del Tritone a Roma.
F. T. Marinetti (La declamazione dinamica e sinottica. Manifesto futurista,Milano 11 marzo 1916) consente una parziale ricostruzione della scena: il fondale, ispirato alla festa popolare napoletana, è di Giacomo Balla; la troupe (gli artisti futuristi Settimelli, Corra, Chiti, Cangiullo e Boccioni) si è munita di «cappelli fantastici di carta velina»; il testo è letto, a tratti, a più voci, e l’autore ricorre anche all’improvvisazione di un pianoforte. Marinetti interviene per spiegare «al pubblico il valore artistico e simbolico dei diversi strumenti onomatopeici», che sono quelli tradizionalmente usati in occasione della festa popolare piedigrottesca, vale a dire la tofa, il putipù, lo scetavaiasse e il triccaballacche. Sul versante rumoristico e post-musicale, la declamazione trova evidenza ed efficacia nella fusione con gli strumenti onomatopeici; l’effetto complessivo è un «meraviglioso frastuono».
L’opera appartiene alla fase di più intensa sperimentazione di Balla sul movimento e sulla sua traduzione visiva, immediatamente successiva ai celebri studi cronografici del 1912. È il periodo di “Dinamismo di un cane al guinzaglio”, “Bambina che corre sul balcone” e “I ritmi dell’archetto”, in cui l’artista analizza la scomposizione del gesto e la moltiplicazione delle forme. Il periodo della sperimentazione di un tratto fondamentale della sua arte, il Dinamismo + Rumore: come restituire sulla tela non solo il moto, ma anche il rumore (forma-rumore); le punte e i cunei che frammentano il collage sono lequivalente grafico dei suoni secchi degli strumenti popolari napoletani. Come osserva infatti Elena Gigli, «l’opera rappresenta un momento di transizione verso una sintesi più metallica, puntuta e vibrante del dinamismo futurista».
La presenza dellopera nella collezione di Léonide Massine testimonia linteresse di Balla per la danza e il teatro, culminato poi nella scenografia per “Feu dartifice” di Igor Stravinsky (1917).

STORIA
  • 19171935 La presenza dellopera è attestata nella “Collezione Léonide Massine”, Roma Parigi New York
  • 1935-2000 Non sono note le vicende lungo questo arco temporale. Sul cartone di chiusura dellopera, tra le varie etichette, compare anche quella della “E.V. Thaw & Co. di New York”: galleria darte e studio di consulenza per collezionisti privati e istituzioni museali pubbliche, fondata da Eugene Victor Thaw e operativa tra il 1950 e il 1987.
  • 2000 Lopera è battuta allasta da Christies (29 giugno, Lotto 578)
  • 2013 Lopera è affidata in deposito a lungo termine alla FSP
ESPOSIZIONI
  • 1917 Roma (Foyer del Teatro Costanzi), mostra “Collection de tableaux de Léonide Massine” cat. n. 6
  • 1930 Philadelphia (Auditorium Magazzini Wanamaker), mostra “The Massine Collection”
  • 1935 Hartford (Wadsworth Atheneum), mostra “The Massine Collection” cat. n. 47
  • 2000 Milano (Fonte dAbisso Arte), mostra “Balla a sorpresa astrattismo dal vero, decor pittura, realtà nuda e sana 1919-1929” cat. tav. d
  • 2001 Venezia (Peggy Guggenheim Collection Museum), mostra “Gino Severini. La danza 1909-1916” cat. n. XXII
  • 2006 Rovereto (Transarte), mostra “Ricostruzione futurista delluniverso. Giacomo Balla Fortunato Depero” cat. n. 8
  • 2006 Palermo (Palazzo Steri), mostra “Ricostruzione futurista delluniverso. Giacomo Balla Fortunato Depero” cat. n. 8
  • 2008 Milano (Palazzo Reale), mostra “Balla. La modernità futurista” cat. n. III
  • 2013 Bologna (Galleria dArte Cinquantasei), mostra “Giacomo Balla. Coloratissimo e luminosissimo” cat. n. 6
  • 2016 Brescia (Museo di Santa Giulia), mostra “Dada 1916. La nascita dellantiarte” cat. p. 85
  • 2018 Roma (Futurism & Co Art Gallery), mostra “Il corpo con le ali. Edward Muybridge Dirk Baumanns e il disegno futurista” cat. n. 111
  • 2019 Cherasco (Palazzo Salmatoris), mostra “Picasso e la sua eredità nellarte italiana”- cat. n. 111
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

Oltre agli omonimi cataloghi relativi alle mostre sopracitate:

  • Giovanni Lista (coordinatore generale dellopera Sergio Poggianella, schede e apparati a cura di D. Battaglia, A. Gambuzzi), Balla, Edizioni Galleria Fonte dAbisso, Modena-Milano, 1982
  • Maurizio Fagiolo DellArco, Giacomo Balla: studies and designs, Art for Architecture, 1985
  • Maurizio Fagiolo DellArco (a cura di), Giacomo Balla 1895-1911 Verso il futurismo, Marsilio, Venezia, 1998
  • Maurizio Fagiolo DellArco, scheda stotico-critica al “Piedigrotta” nel Catalogo dellAsta Christies Impressionist & 20th Works On Paper n° 6318, Londra, 29 giugno 2000
  • Ada Masoero (a cura di), Giacomo Balla. Futurismo in scena. Bozzetti e altri materiali del Museo Teatrale alla Scala, Edizioni Museo Teatrale alla Scala, Milano, 2001
  • Fabio Benzi, Balla. Genio Futurista, Electa, Milano, 2008
  • Cesare Biasini Selvaggi, Renata Cristina Mazzantini (a cura di), apparati di Elena Gigli, Giacomo Balla. Un universo di luce, Dario Cimorelli Editore, Milano, 2025
ALLEGATI
  • Dossier di Elena Gigli
  • Attestato di Libera Circolazione
Logo

Fondazione Sergio Poggianella

Via Alloro 3 | 90133 Palermo (PA)

info@fondazionesergiopoggianella.org

+39 345 7686466

C.F. 94039920221 P.IVA 02158420221

© 2014 - 2026 Fondazione Sergio Poggianella