Jing Hu Hotel Dormitory
Prova a guardare un mostro di cemento attraverso una lente rotta, dove ogni crepa rivela un dettaglio che l’occhio nudo non saprebbe cogliere. Nel 1998, Luo Yongjin non si limita a fotografare un edificio; lo “viviseziona”.
Jing Hu Hotel Dormitory è un’opera che agisce come un mosaico della memoria industriale. Sessantatre tasselli di vita urbana, catturati in un bianco e nero rigoroso, si uniscono per formare un corpo unico che sembra quasi respirare. Non è solo la cronaca di un dormitorio: è la mappa di una nazione che correva verso il futuro, lasciandosi alle spalle la scala umana per abbracciare quella monumentale.
Qui, la fotografia smette di essere uno specchio e diventa un cantiere aperto, invitando a ricostruire, pezzo dopo pezzo, l’identità di una metropoli che non dorme mai.
SCHEDA TECNICA
Autore: Luo Yongjin (Beijing, n. 1960)
Titolo: Jing Hu Hotel Dormitory
Datazione: 1998
Tipologia: Installazione fotografica modulare
Tecnica: Stampa fotografica b/n 1/1 (composta da n° 63 pannelli fotografici)
Dimensioni: cm 30,5 × 20 (singolo pannello); cm 215 × 185 (allestimento complessivo)
Iscrizioni: Firma sul retro del pannello n° 7; Titolo e data sul retro del pannello n° 57
Curatela di riferimento: Monica Dematté
DESCRIZIONE
L’opera si presenta come una griglia monumentale di 63 elementi fotografici rettangolari, disposti in un ordine rigoroso che ricostruisce la facciata del Jing Hu Hotel Dormitory.
La visione è frammentata. Luo Yongjin evita la prospettiva unica a favore di una composizione polifocale. Ogni pannello cattura una sezione specifica: dalle gru che svettano nel cielo pallido in alto, alle impalcature che avvolgono i piani intermedi, fino al caos quotidiano della base, dove si scorgono panni stesi, biciclette e dettagli di vita urbana.
Il bianco e nero è caratterizzato da forti contrasti. Le ombre profonde del cemento grezzo si scontrano con la luce piatta dei cantieri cinesi, conferendo all’edificio una qualità quasi minerale e senza tempo.
La ripetizione delle finestre e dei balconi crea un pattern ipnotico che trasforma l’architettura in astrazione geometrica, pur mantenendo un realismo crudo nei dettagli.
CONTESTO e INTERPRETAZIONE
Luo Yongjin è una figura chiave della cosiddetta New Photography cinese degli anni Novanta.
L’opera documenta la trasformazione radicale del paesaggio cinese sottoposta ad una urbanizzazione esagerata. Il Jing Hu Hotel Dormitory non è un monumento d’arte, ma un funzionale “alveare” di transizione, simbolo dell’esplosione edilizia che ha ridefinito il concetto di casa e spazio pubblico.
Scomponendo l’immagine fotografica attraverso l’espediente dell’installazione modulare (i 63 pannelli 30 × 20), l’artista nega all’architettura la sua imponenza monolitica e ne sovverte la maestosità. L’edificio è fragile, composto da atomi fotografici separati. È una critica alla “monumentalità vuota”: l’opera suggerisce che la verità di un luogo risieda nei suoi frammenti piuttosto che nella sua facciata complessiva.
Il processo di ripresa di 63 foto implica un tempo dilatato. Non è un istantanea, ma una scansione temporale dell’edificio, quasi come se l’artista avesse camminato lungo la facciata per catturarne ogni centimetro.
Secondo Monica Dematté, Luo Yongjin «compie un’azione di addomesticamento e sublimazione della realtà che si affianca però all’intento di sollecitare la coscienza dei concittadini (…) le sue immagini sono sì uno specchio del reale, ma allo stesso tempo sono la traduzione di una visione personale, soggettiva, che solo attraverso la ricreazione, la sublimazione e l’appropriazione puòaccettare il mondo che lo circonda».
STORIA
- 2000 Acquisto da parte di Sergio Poggianella direttamente dall’autore nel febbraio 2000
- 2013 L’opera è conferita al Fondo di dotazione della FSP
ESPOSIZIONI
- 1999 Tokyo (International Arts Festival Tachikawa 99), mostra “Love. Chinese Contemporary Photography & Video”
- 1999 Shanghai (Eastlink Gallery), mostra “Fixed Transience”
- 2000 Milano (Contemporanea Arti e Culture), mostra “Zhuang Hui e Luo Yongjin. Identità perdute”
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
- Monica Dematté, Zhuang Hui e Luo Yongjin. Identità perdute, Art Book Edizioni, Milano 2000
- Wu Hung, Between Past and Future: New Photography and Video from China Steidl/Smart Museum of Art, 2002
- Gu Zheng, Contemporary Chinese Photography, United Sky, 2006
- Robin Visser, Cities on the Move: Urban Survival and Resistance in Contemporary China, Oxford University Press, 2010
NOTE
Analoghe installazioni fotografiche di Luo Yongjin sono nelle collezioni del MET Metropolitan Museum of Art di New York e della Walther Collection.
Il MET ha ricevuto un importante fondo di fotografie dalla Walther Collection, fondo che sarà esposto con la mostra dedicata “View Finding: Selections” dal 28 ottobre 2025 al 3 maggio 2026. Tra le altre, anche l’opera fotografica di Luo Yongjin “Oriental Plaza, Pechino” (1998-2002).