TAPPETO CON IL MONDO
Immagina di poter camminare sopra gli oceani, di attraversare i confini delle nazioni con un solo passo e di leggere il destino dei continenti tra le trame di un telaio. Questo manufatto non è semplicemente un tappeto; è uno Jahan-Nama, lo ‘Specchio del Mondo’, una rara istantanea geopolitica dove la precisione della cartografia incontra la pazienza millenaria dell’annodatura a mano.
**Immagina, ancora, un telaio nel cuore dell’antica Herat, dove il battito regolare dei pettini trasforma la lana in una cronaca del mondo, in un’opera enciclopedica che testimonia la straordinaria capacità dei maestri afghani di tessere la conoscenza.
Le eleganti iscrizioni che solcano i mari e le terre non sono semplici decorazioni: sono vergate in Dari, la lingua della poesia, dell’amministrazione e della cultura in Afghanistan. Parlato dalla maggior parte della popolazione come lingua franca, il Dari qui diventa lo strumento scientifico per dare un nome all’ignoto, trasformando la lana in un documento ufficiale.
Eppure, questa razionalità cartografica è ‘teneramente’ protetta: una bordura di rosette e palme stilizzate circonda il mondo intero, quasi a voler ricordare che ogni conoscenza umana è contenuta nel giardino della tradizione.
Entra in questa mappa. Lascia che il blu profondo degli oceani e il calore delle terre afghane ti raccontino di un’epoca in cui il mondo veniva ancora misurato a nodi, un filo alla volta.
SCHEDA TECNICA
Autore: Anonimo
Titolo: Tappeto figurato con il Mondo (Jahan-Nama)
Area: Afghanistan (Manifattura di Herat / Distretto di Saghar)
Datazione: Seconda metà XX secolo (anni Novanta)
Materiali: Lana su trama e ordito di cotone, pigmenti naturali
Dimensioni: cm 203 × 305
Lingua Iscrizioni: toponimi in lingua Dari, anche detto ‘persiano afghano’ (variante del Farsi/Persiano parlato in Afghanistan)
Curatela di riferimento: Enrico Mascelloni
ISCRIZIONI E CARTIGLI
Si riportano le principali.
A sinistra, a metà verso il basso, sull’inserto di dettaglio policromo:
جهان نما (Jahan-nama ovvero letteralmente Mostra-mondo, Mappa del mondo); in alto a destra
طبیعی سیاسی (Tabi’i Siyasi ovvero Fisico-Politica); in alto al centro
اقتصادی (Eqtesadi ovvero Economica)
بافت ساغر (Baft-e Saghar ovvero Tessuto da Saghar) in alto a sinistra; “Saghar” è un’area amministrativa situata nella parte sud-occidentale della provincia del Ghowr (Afghanistan centrale) che indicherebbe la provenienza del tappeto, ma anche un nome proprio femminile molto diffuso che potrebbe pertanto indicare l’artigiana o il luogo in cui si trova il telaio che lo ha prodotto. Il costrutto Baft-e, nel mondo dei tappeti, può quindi indicare la provenienza geografica (il luogo dove si trova il telaio) o la firma della bottega/maestro (il responsabile della qualità del nodo).
Sempre a sinistra, più in basso, sul fondo chiaro:
پرچم کشورهای جدید (Parcham keshvar-hāye jadid ovvero Bandiere di paesi nuovi)
A destra, a metà verso il basso, sul fondo chiaro:
پرچم های کشورهای جهان (Parcham-haye keshvar-haye jahan o Bandiere dei paesi del mondo)
Al centro della mappa, in rosso-arancio:
افغانستان (Afghanistan)
DESCRIZIONE
Grande tappeto figurato a soggetto cartografico (basato su proiezioni cilindriche), caratterizzato da un ampio campo centrale interamente occupato da una rappresentazione della Mappa Mundi su griglia regolare di colore blu profondo ad indicare i mari e gli oceani in forte contrasto con le terre emerse. Singolare, al centro di questa mappa, la scritta in evidenza “Afghanistan” di colore osso–arancio: utilizzato in genere per i petali, è il colore della vitalità e della terra, molto presente nelle tinture naturali delle regioni afghane.
I continenti/regioni sono resi in campiture cromatiche distinte – rosso, arancio, ocra e bianco – con i toponimi identificativi scritti in lingua Dari mediante calligrafia corsiva semplificata.
Il tappeto presenta una fascia inferiore decorata da una compendiaria serie di bandiere nazionali, tessute in piccoli riquadri, elemento tipico della produzione didattico-decorativa tra gli anni Settanta e Novanta.
Alla bordura, una cornice a tre fasce con motivi floreali e geometrici tradizionali: rosette policrome, elementi cruciformi, motivi “herati” e figure stilizzate, organizzati in più cornici concentriche. Le rosette (Gol), I fiori circolari piatti rappresentano la visione solare e la continuità della vita; sono disposti in modo da creare un movimento continuo che circonda il “mondo” centrale. Le palmette e le foglie seghettate, seppur geometrizzati, sono tipici dei disegni classici di Herat e simboleggiano la rigenerazione e la natura che protegge la conoscenza umana. La stilizzazione geometrica delle cornici suggerisce che, pur essendo un tappeto “urbano” per la complessità della mappa, mantiene una connessione con il gusto tribale, comune nelle aree dove si parlano lingue come il Pashto o l’Uzbeko.
La tecnica esecutiva è quella consueta della produzione urbana: lana su trama e ordito in cotone, nodi regolari, bordi rifiniti a piattina.
In basso a sinistra è presente un inserto di dettaglio con l’indicazione di alcuni continenti/regioni curiosamente posizionati (come i “Monti Alpi” accanto a “Congo” e “Sudafrica”) o citati con nomi arcaico-formali (come “Oceano Kabir” per il Pacifico). Altri cartigli riportano il titolo della raffigurazione e la firma dell’autrice (o della sua bottega/laboratorio).
La presenza del termine “Shoravi” (Unione Sovietica) ci permette di datare la visione geopolitica a cui l’autrice fa riferimento a un momento precedente al 1991.
Importante indicazione viene dal cartiglio con parcham keshvar-hāye jadid, “Bandiere di Paesi Nuovi”: l’uso del termine jadid “paesi nuovi” suggerisce che il tappeto sia stato concepito in un periodo di forte fermento geopolitico — probabilmente la decolonizzazione o il periodo immediatamente successivo alla caduta del blocco sovietico — e che l’autrice abbia voluto così sottolineare l’avvenuto aggiornamento delle informazioni possedute.
CONTESTO e INTERPRETAZIONE
Questo esemplare rientra nella tipologia dei map carpets o map rug, una tipologia peculiare di tappeti iraniani e afghani comparsi con maggiore continuità nella seconda metà del XX secolo. Diffusi sia nel mercato interno sia in quello turistico, hanno svolto una funzione didattica, decorativa e identitaria: rappresentazioni del mondo secondo una visione iranocentrica o afghanocentrica, dove la scrittura funge da codice culturale e la cartografia viene integrata in un linguaggio ornamentale tradizionale.
Questa tipologia riflette uno sguardo insieme globale e locale, in cui l’idea di “mondo” è mediata dalla scrittura, dalla percezione geografica e dalla sensibilità estetica: non è una mappa scientifica, ma una narrazione geopolitica popolare in cui il mondo si scompone in forme semplificate, i confini sono morbidi, i colori più simbolici che realistici; e attraverso la scrittura in Dari si incorpora l’Occidente nel proprio codice culturale.
L’dentificazione dei continenti/regionia attraverso un colore distinto crea un mosaico cromatico che trasforma la geografia in astrazione geometrica. La scelta dei nomi dei continenti e la semplificazione delle linee costiere indicano una produzione che attinge a modelli scolastici o mediatici occidentali, rielaborati attraverso la manualità tradizionale locale.
La porzione con il compendio delle bandiere degli Stati costituisce l’elemento più significativo: una scelta che trasforma il tappeto in un catalogo di identità statuali, un “inventario del mondo” racchiuso in uno spazio domestico.
La mappatura del mondo e la sfilata di bandiere evocano le tensioni geopolitiche contemporanee. L’atto di calpestare o sedersi su una mappa del mondo ribalta il rapporto di potere tra il soggetto e l’ordine mondiale rappresentato. Più in generale, pur essendo un manufatto radicato in una specifica tradizione tessile (quella afghana), il suo soggetto è globale e universale. Anzi, ancor più, si fa “testimone” e racconta la globalizzazione vista “dal basso”.
STORIA
- 2001 Acquisto dell’opera al mercato di Peshàwar (Pakistan)
- 2013 Conferimento al Fondo di dotazione della Fondazione Sergio Poggianella
ESPOSIZIONI
- 2001 Milano (Contemporanea Arti e Culture), mostra “Afghanistan. Tappeti di guerra Tappeti del mondo”
- 2014 Rovereto (Palazzo Alberti Poja), mostra “Confini e Conflitti. Visioni del potere nel tappeto figurato orientale”
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
- James R. Parsons, The Carpets of Afghanistan, Oriental Rug Survey, 1983
- Parviz Tanavoli, Kings, Heroes, and Lovers: Pictorial Rugs from the Tribes and Villages of Iran, Scorpius Publishers, 1994
- Enrico Mascelloni e Sergio Poggianella (a cura di), Afghanistan. Tappeti di guerra Tappeti del mondo, Edizioni Archimede Arte, Milano, 2001
- Shahram Khelghati, “The World at Their Feet: World Map Rugs” in AA. VV. International Antiques, Carpets and Textiles, HALI (Rivista trimestrale), London, 2011 (terzo trimestre – summer), n.168, pp. 62-67
- Sergio Poggianella (a cura di), Confini e Conflitti. Visioni del potere nel tappeto figurato orientale, FSP Edizioni, Rovereto, 2014