Un giaguaro Mochica a Rovereto per i 25 anni della Rassegna del Cinema Archeologico
#Prestito. Lo splendido esemplare pre–incaico – un giaguaro di duemila anni fa, ancora un mistero per gli archeologi – sarà eccezionalmente esposto all’Auditorium Melotti dal 7 all’11 ottobre.
È l’evento più importante nel suo genere: compie 25 anni la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, kermesse prodotta dal nostro partner Fondazione Museo Civico di Rovereto in collaborazione con la rivista Archeologia Viva. E per l’occasione, la FSP rende disponibile, per il pubblico di esperti e appassionati di archeologia, un reperto altrettanto eccezionale: un giaguaro Mochica proveniente dal Perù e risalente al I-V secolo.
Si tratta di un vaso rituale zoomorfo, uno splendido oggetto di cultura Mochica – la più raffinata e avanzata cultura pre-incaica – risalente al Periodo Intermedio Antico peruviano, tra il 100 a.C. e il 500 d.C.
Un’opera molto ben eseguita che raffigura un felino (identificato come giaguaro) sdraiato su un fianco con la testa eretta: un’iconografia tipica della cultura in questione ma qui riprodotta in una dimensione considerevole, particolare che la rende, secondo il nostro esperto Valeria Mazzoleni, assolutamente rara nel panorama della coroplastica peruviana che di norma ha prodotto oggetti di più piccole dimensioni.
Dovendo procedere agli inventari per il costituendo fondo di dotazione della Fondazione Sergio Poggianella, nel marzo del 2010 si è scelto di effettuare l’analisi di termoluminescenza che ha accertato la compatibilità dell’oggetto con una datazione tra il 200 a.C. e il 500 d.C. Ciononostante, e benché gli studiosi non siano ancora riusciti a definire il periodo esatto al quale far risalire le origini della cultura Mochica, il limite cronologico di questa è compreso, allo stato degli studi, tra il 100 e l’800 d.C. Arroccata sulla costa settentrionale del Perù, la cultura Mochica si è sviluppata tra il Pacifico e le Ande, nelle valli di Lambayeque, Chicama, Moche e Viru: una regione caratterizzata dalla presenza del deserto. Era una società organizzata in classi e molto gerarchizzata, dedita all’agricoltura (le loro tecniche di irrigazione erano tali da garantire la sopravvivenza di grandi coltivazioni anche nell’area desertica) e alla pesca, alla metallurgia (producevano leghe dalle più rozze alle più pregiate per utensili, armi e gioielli) e all’arte.
Rinomata soprattutto per i tesori delle tombe di Sipan, la cultura Mochica è fortemente connotata da una produzione di ceramica riconoscibile per qualità e per l’aspetto liscio e lucido, che utilizzava un’argilla molto ricca di ferro, color ocra con motivi beige o molto scuri. Gli studiosi ancora oggi esprimono posizioni differenti sull’uso della ceramica nella cultura Mochica: inizialmente relegata ai rituali funerari perché rinvenuta prevalentemente in occasione degli scavi di sepolture, avrebbe avuto in realtà un ruolo di marcatore di identità e status sociale nella vita domestica di ogni giorno, nonché nelle feste pubbliche. Non è conosciuto un esemplare altrettanto importante: uno simile (differisce per la più comune foggia “a bottiglia” con ansa a staffa e per le dimensioni ridotte) si trova al Museo Cileno di Arte Precolombiana a Santiago.
Il giaguaro è tenuto in grande considerazione in questa cultura. Una delle due principali divinità Mochica è Aiapaec o Aia Paec (aiapøk o a.ja.pøk, colui che agisce), il più temuto e il più adorato, chiamato anche il Decapitatore (perché punisce) e il Creatore (perché protegge e fornisce trionfi militari, oltre che acqua e cibo). Viene spesso indicato come il dio–giaguaro:
la rappresentazione più comune della divinità – quella che ricorre nelle pitture murali dei Templi del Sole e della Luna (Huaca del Sol e Huaca de la Luna), un complesso archeologico che è considerato il santuario Mochica, sulla costa nord del Perù a cinque miglia da Trujllo – si presenta con un volto felino antropomorfo con le zanne, un giaguaro appunto, e le onde del mare che lo circondano. Benchè Aiapec sia rappresentato in modi diversi, l’elemento ricorrente è dato dalle zanne di giaguaro.
Nella primavera-estate 2014, durante una campagna di scavi nell’area compresa tra il Tempio del Sole e il Tempio della Luna sotto la direzione dell’archeologo Santiago Uceda, è stata rinvenuta una sepoltura del cui corredo funerario fanno parte, tra gli altri oggetti, tre mandibole di giaguaro e due artigli del felino in rame dorato. Questa scoperta, secondo gli esperti, sembrerebbe confermare che la cultura Mochica si caratterizza diversamente nei siti del Nord (dove ricorrono i riferimenti al dio-giaguaro) rispetto a quelli del Sud (dove questa tipologia di oggetti non è mai stata rinvenuta). Per questa ragione, è ipotizzabile che questo vaso rituale possa provenire proprio dalla costa nord del Perù.
La cultura Moche
Si sviluppa sulla costa settentrionale del Perú, lungo la valle del fiume Moche. La struttura sociale della civiltà Moche era costituita da una classe elitaria composta da sacerdoti, guaritori, soldati, amministratori e governatori e da una base sociale formata da agricoltori, pescatori, artigiani e costruttori.
I Moche realizzarono imponenti costruzioni in mattoni di argilla essiccati al sole (adobe), templi piramidali terrazzati come la Huaca del Sol e la Huaca de la Luna, e opere idrauliche come l’acquedotto di Ascope.
L’economia era basata sulla pesca e sull’agricoltura. Notevole importanza avevano gli artigiani della metallurgia e della ceramica, caratterizzata quest’ultima da una bicromia arancione-crema; le forme più tipiche sono vasi a staffa, vasi-ritratto, vasi figurativi che riproducono figure antropomorfe, animali e piante, e vasi con scene dipinte.
La ceramica mochica è suddivisa in 5 fasi in rapporto all’assottigliamento dell’ansa a staffa e allo svasamento del collo del vaso, fino al momento in cui la staffa si arrotonda e insieme al collo supera in altezza il corpo del recipiente stesso.
Estremamente realistica nella sua rappresentazione di mondi “altri”, essa raffigura principi, sacerdoti, guerrieri e prigionieri ed illustra vari racconti mitici, scene di caccia e di guerra, fornendo possibili chiavi di lettura della vita che conducevano i Moche.
La rassegna
XXV Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico
07.10.14 – 11.10.14
Auditorium Melotti (piazza del MART)
38068 Rovereto (TN)Orari: Tutti i giorni 10-23
Ingresso: libero e gratuitoInfo +39 0464 452820
www.ramfilmfestival.it
fondazionemcr.it
www.fondazionesergiopoggianella.org