GRAFIE 2. Enrico Prampolini: (Di)Segno in Segno
#Frescodistampa. Esce oggi il secondo volume della collana Grafie, FSP Edizioni, dedicata aun altro Maestro del Novecento: “(DI)SEGNO IN SEGNO. Enrico Prampolini. Opere e Taccuini 1915-1955”.
Il volume raccoglie le immagini di 105 tra grandi opere ad olio e disegni dai taccuini di Enrico Prampolini, figura chiave dell’avanguardia italiana del Novecento. Realizzati tra il 1915 e il 1955 – tra essi, alcuni inediti – rappresentano una sorta di “zibaldone” che dell’artista restituisce gli interessi e le pratiche della sua Arte.
La pubblicazione documenta il deposito, presso la FSP, delle opere provenienti dagli Eredi Prampolini, Anita e Massimo.
Enrico Prampolini (Modena 1894 – Roma 1956)
Dopo i primi studi a Lucca, a Chiaravalle Marche e a Torino, nel 1912 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma, allievo di Duilio Cambellotti; lascia l’istituto dopo aver pubblicato il manifesto Bombardiamo le accademie e industrializziamo l’arte. Aderisce al Futurismo, frequenta lo studio di Balla, nel 1913 scrive il manifesto_Cromofonia_e nel 1914 partecipa alla mostra futurista alla Galleria Sprovieri di Roma. Nel 1916 divulga alcuni manifesti sull’arte astratta, sulla scenografia, sulla scultura; collabora alle scenografie per il film Thaïs e Perfido incanto di Bragaglia, conosce a Roma Tristan Tzara e partecipa alla mostra internazionale dadaista di Zurigo. Con Folgore fonda la rivista «Avanscoperta». Nel 1917 fonda e dirige la rivista futurista «Noi»; a questo periodo risale l’incontro con Picasso, a Roma al seguito dei Balletti Russi. Dagli anni Dieci soggiorna a Praga e a Parigi, dove resterà fino agli anni Trenta. Entra in contatto con i movimenti artistici Bauhaus, De Stijl, Cercle et Carré, Abstraction-Création, e nel 1922 collabora con Gropius. Nel 1923 ripubblica il Manifesto dell’Arte Meccanica scritto da Pannaggi e Paladini. Nel 1925, le personali in Europa e negli Stati Uniti, e l’incarico di commissario alla Biennale di Venezia (presente pure alle edizioni del 1930 e del 1942); è premiato a Parigi all’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative. Nel 1929 firma il Manifesto dell’Aeropittura Futurista. Dal 1931, e fino al dopoguerra, partecipa alla Quadriennale di Roma. Nel 1933 si cimenta alla Triennale di Milano e nel 1934, con Fillia, dirige la rivista «Stile futurista», dove pubblica Al di là della pittura verso i polimaterici e La plastica murale. Nel 1945 è tra i fondatori dell’Art Club di cui diviene in seguito presidente. Nel 1955 è ordinario di scenografia all’Accademia di Brera e nel 1956 riceve dal Presidente della Repubblica la medaglia di benemerenza per l’arte, la cultura, l’insegnamento, confermandosi tra le personalità artistiche più influenti in Italia. Nel 1992, nell’ambito della XII Quadriennale di Roma, gli viene dedicata una retrospettiva che ripercorre tutti gli ambiti della sua vasta attività dal 1913 al 1956.
La collana GRAFIE
Dal greco gráphō (γράφω), scrivere o disegnare. Grafie richiama la scrittura a mano, l’atto personale e unico del tracciare segni sulla carta; evoca la gestualità che sottende all’espressione visiva, sia appunto scrittura o disegno. Ci è sembrato il nome perfetto per una collana di volumi polisemici, dove parola e immagine si amplificano reciprocamente, dove frammenti di pensiero e segni d’arte si intrecciano per creare nuove visioni.
Grafie è una collana diretta da Micaela Sposito; progetto grafico di Sandro Mattei.
“Colla Colori Odori” di Massimo Prampolini
(dalla nota introduttiva)
Prampolini comprava le tele e le tavole su cui avrebbe lavorato, e ne preparava personalmente la superficie. Aveva nello studio un fornelletto elettrico, allestiva un intruglio a base di colla di pesce e altri ingredienti, poi avvertiva di aprire le finestre e fare corrente. Per la grande casa di Roma, a via Rubicone, si spandeva un odore tremendo che arrivava fino alla strada, avvolgendo gli alberi di mimosa e i nespoli sotto‐ stanti. Quando l’intruglio era al punto giusto, munito di pennellessa procedeva con accurata lentezza alla stesura della mescola micidiale. Il quadro sarebbe rimasto ad asciugare per qualche giorno.
Ma non erano solo i colori, per lo più costosissimi tubetti di marca Watteau, a finire sulle superfici così preparate. Nello studio, sparsi o raccolti in qualche cassetta, si trovavano materiali di ogni genere, pronti a occupare lo spazio polimaterico che caratterizzava spesso lo stile prampoliniano. Gli zolfi provenivano dal Vesuvio, tramite il pittore e amico caprese Raffaele Castello, che provvedeva anche all’invio di sabbie di varia granulosità e tonalità di grigio. C’erano poi le terre piroplastiche, la pozzolana, qualche scampolo di spugna marina essiccata, i sugheri, la carta vetrata, le lastre di madreperla.
Quanto a me, che per ragioni anagrafiche posso parlare solo del Prampolini nei suoi ultimi anni, spettava il compito di tornare dal parco di Villa Borghese con qualche sinuosa corteccia di pino, qualche penna di piccolo volatile, qualche sacchetto di ghiaia candida con granuli non più grandi di un fagiolo. Un noto museo romano di arte moderna e contemporanea conserva, non esposto e accuratamente confinato in qualche fondo di magazzino, un’opera di Prampolini su fondo nero attraversato da un’unica poetica linea bianca. È un bianco indefinibile, forte e crespo: Prampolini l’otteneva frantumando e incollando i gusci d’uovo, che raccomandava in cucina di non buttare. Quei gusci avrebbero contribuito a rappresentare, col singolare biancore, la poetica dell’idealismo cosmico secondo i canoni del concretismo materico che Prampolini teorizzò dalla fine degli anni Quaranta, dopo averlo già sperimentato molto prima nei collage degli anni Dieci.
Lo studio di via Rubicone era il cuore pulsante della pittura non figurativa romana degli anni Cinquanta. Ragazzino, avevo il permesso di aprire la porta di casa al suono del campanello, e quindi erano nomi e figure a me familiari quelle di Piero Dorazio sempre elegante e pronto all’ironia; Achille Perilli spesso in divisa perché sotto servizio militare; Michelangelo Conte distintissimo e gran signore; Jozef Jarema il soldato polacco, arrivato a Roma con le truppe di liberazione alleate e che, smessa la divisa, si dedicò anima e corpo all’organizzazione dell’Art Club. Jarema aveva una personalità dirompente, emanava energia tanto maggiore quanto più si doveva impegnare a discutere in italiano, che non era la sua lingua. In famiglia eravamo convinti – Prampolini alludeva con impercettibile sorriso – che si fosse invaghito della nostra domestica.
Prampolini ebbe un legame esistenziale profondo con Capri. Dall’Isola, dove arrivava ai primi di agosto, tornava a settembre carico di programmi e d’idee. Ma, specie negli ultimi anni, idee e progetti si traducevano in preoccupazioni e ansie. Il calendario, le date, le maledette scadenze per le mostre e gli allestimenti teatrali, avvelenavano già dall’Isola la lettura serena delle cose che la pausa estiva gli aveva concesso. Della serenità di quelle settimane testimonia la quantità di taccuini pieni di disegni e abbozzi che ogni anno a Capri produceva del tutto spontaneamente. Dominano nei suoi taccuini capresi forme, colori, temi (in particolare quello femminile) che rivelano lo spirito dionisiaco, l’eros in festa e rilassato. Alla fine della stagione estiva, quando amici e colleghi si affrettavano a rientrare nelle città, Prampolini ritardava il ritorno. Preferiva restare e vedere l’Isola senza il parossismo turistico, le vie deserte forse un po’ malinco‐ niche, di una malinconia che anticipava già le nostalgie invernali. C’è una bella lettera all’amica Enza D.P. in cui racconta quella Capri silenziosa con la pace e la recuperata solitudine, in conflitto con le sensazioni dell’estate appena finita.
Ecco Prampolini: i vissuti, le sperimentazioni, il pensare incessante attraverso schizzi sui taccuini, l’amore per Capri. Ed è quanto questa mostra restituisce e racconta.
Roma, settembre 2025
Il libro
(DI)SEGNO IN SEGNO
Enrico Prampolini. Opere e Taccuini 1915-1955
a cura di Sergio Poggianella
nota introduttiva di Massimo Prampolini
illustrato a colori (106 opere)FSP Edizioni
collana Grafie (2)
15 ottobre 2025
160 pagine
ISBN-10 8894028623
ISBN-13 978-8894028621
11 × 9.8 × 18 cm
euro 12il volume è ordinabile telefonando al + 39 345 7686466
www.fondazionesergiopoggianella.org